CORONAVIRUS – FASE 2: IL DPCM 17 MAGGIO SEGNA IL VIA LIBERA ALLA RIAPERTURA DI BAR E RISTORANTI. QUALI GLI SCENARI POSSIBILI?


Via libera alla riapertura per bar e ristoranti dal 18 maggio. È quanto stabiliscono prima le linee guida INAIL, poi le linee dell’accordo Stato-Regioni, formalizzate nel decreto legge Rilancio e nel DPCM 17 maggio, tesi a regolare le attività economiche nella Fase 2 del Coronavirus.
Ripercorriamone i dettagli con ordine, analizzando gli scenari possibili tra tutela della pubblica sicurezza ed esigenze di imprenditorialità.


IL DPCM 17 MAGGIO DELIBERA SU ATTIVITà COMMERCIALI, INCLUSI BAR E RISTORANTI, DANDO IL VIA LIBERA ALLA RIAPERTURA.

IL DPCM 17 MAGGIO DELIBERA SU ATTIVITà COMMERCIALI, INCLUSI BAR E RISTORANTI. A partire dal 18 maggio, sulla base degli accordi tra Stato e Regioni e del DPCM 17 maggio, diverse attività commerciali e di servizi alla persona (bar, ristoranti, parrucchieri, estetisti e stabilimenti balneari) stanno riaprendo, con cadenza differenziata su base territoriale, rivedendo così le disposizioni del Dpcm del 26 aprile che ne prevedeva la riapertura non prima del 1° giugno. Tenendo in dovuta considerazione le diverse situazioni sanitarie ed epidemiologiche delle singole Regioni, tali attività potranno dunque riprendere sotto uno stretto e costante monitoraggio, poiché, in caso di una ripresa dei contagi, il Governo avrà facoltà di intervenire con la previsione di nuove chiusure. Ogni attività dovrà attenersi a specifiche linee guida per garantire la sicurezza di clienti e operatori.

A tal proposito il settore della ristorazione – che in Italia conta oggi circa 1,2 milioni di addetti – era in attesa di specifiche indicazioni operative che, di fatto, sono arrivate il 12 maggio nel “Documento tecnico su ipotesi di rimodulazione delle misure contenitive del contagio da Sars-CoV-2 nel settore della ristorazione” predisposto da INAIL/ISS (Istituto Superiore di Sanità), indicazioni che sono state riprese e integrate, con alcune modifiche, nel DPCM del 17 maggio 2020 già in GU.

Il Comparto della ristorazione, peraltro, ha delle specificità particolari a cominciare dal problema di mantenere il distanziamento sociale, laddove durante lo svolgimento del servizio non è ovviamente possibile, per i clienti, fare uso della mascherina (anche se è stata previsto il dovere di indossarla in attività propedeutiche o successive al pasto al tavolo), oppure laddove lo stazionamento protratto può potenzialmente contaminare superfici come stoviglie e posate, o, ancora, l’evidente necessità di ventilazione di locali confinati (caldeggiando, laddove esistenti, l’uso di spazi all’aperto rispetto ai locali chiusi) anche in relazione a servizi igienici, che possono essere privi di tale possibilità (a tale proposito, è stata fissata la necessità di un naturale ricambio di aria e di ventilazione).

Ma analizziamo le disposizioni nel dettaglio.

  • Nel DPCM viene stabilito che per i clienti di nazionalità diversa, dovrà essere predisposta un’adeguata informazione sulle misure di prevenzione, comprensibile e, quindi, resa nella loro lingua.
  • Al fine di evitare assembramenti di persone in attesa fuori dal locale, poi, si dovrà privilegiare la prenotazione e, novità, il gestore dovrà mantenere l’elenco dei soggetti che hanno prenotato per un periodo di 14 giorni. Da comprendere poi in dettaglio in che modo sarà utilizzato tale elenco, attualmente non specificato, e quali le implicazioni relative al regolamento sulla privacy.
  • Per quanto riguarda la capienza massima, invece, il DPCM stabilisce che non potranno essere presenti all’interno del locale più clienti di quanti siano i posti a sedere. Negli esercizi che non dispongono di posti a sedere, invece, è necessario consentire l’ingresso ad un numero limitato di clienti per volta, in base alle caratteristiche dei singoli locali, in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra le sedute. Laddove possibile, si ribadisce che è da privilegiare l’utilizzo degli spazi esterni (giardini, terrazze, plateatici), sempre nel rispetto del predetto distanziamento.
  • Inoltre, viene stabilito che le mense e il catering possono continuare la loro attività, a condizione di garantire la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.
  • Anche la ristorazione con consegna a domicilio è permessa, sempre nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto, come pure la ristorazione con asporto, fermo restando l’obbligo di rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, il divieto di consumare i prodotti all’interno dei locali e il divieto di sostare nelle immediate vicinanze degli stessi.
  • Una novità, rispetto alle disposizioni INAIL, è rappresentata dalla possibilità di rilevare la temperatura corporea, impedendo l’accesso in caso di temperatura maggiore di 37,5°C.
  • Come già presente nel documento INAIL/ISS, sono vietate le consumazioni a buffet e dovranno essere messi a disposizione di clienti e personale anche in più punti in sala e, soprattutto, in prossimità ai servizi igienici (che dovranno essere puliti più volte al giorno) dispenser di prodotti igienizzanti.
  • Inoltre, tutto il personale, durante ogni attività, avrà l’obbligo di indossare mascherina chirurgica e guanti in nitrile, dove possibile, e dovrà provvedere a una frequente igiene delle mani con soluzioni idro-alcooliche (prima di ogni servizio al tavolo).
  • In tema di distanziamento fisico, poi, le misure precauzionali sono definite in modo preciso e rigoroso: secondo il testo, sarà opportuno modificare la disposizione dei tavoli e dei posti a sedere, prevedendo un distanziamento di 1 metro fra le sedute e, inoltre, disponendo che i tavoli debbano essere ubicati in modo che le sedute garantiscano il distanziamento interpersonale di almeno 1 metro di separazione tra i clienti. (Da sottolineare, a tal proposito, che la Campania, nella deliberazione del protocollo Regionale, ritiene che la distanza di un metro vada calcolata dal tavolo.)

Risulta qui fondamentale ricordare quanto queste disposizioni stravolgano quelle dettate precedentemente dall' INAIL/ISS (che prevedevano un distanziamento fra i tavoli non inferiore a 2 metri nonché uno spazio non inferiore a 4 metri quadrati per ciascun cliente), di cui parleremo più avanti.
Degno di nota, inoltre, è il dettato con il quale il DPCM stabilisce che tale distanza può essere ridotta solo ricorrendo a barriere fisiche tra i diversi tavoli adeguate a prevenire il contagio tramite droplets, rivedendo in parte le disposizioni precedenti, laddove l'uso delle barriere era stato definito come “preferibile”.

  • Ulteriore specificazione in più è la consumazione al banco, che è consentita solo se può essere assicurata la distanza interpersonale di almeno 1 metro tra i clienti, ad eccezione delle persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggette al distanziamento interpersonale; detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilità individuale. Da prevedere anche il ricambio d’aria dei locali e, ove presenti, l’esclusione totale del ricircolo di aria per gli impianti di condizionamento.
  • Allo scopo di ridurre i rischi connessi con il contatto da superfici, poi, si stabilisce quanto possa essere necessaria la massima attenzione anche per quanto riguarda stoviglie e posaterie e, quindi, dopo ciascun servizio al tavolo andranno previste tutte le consuete misure di disinfezione delle superfici, evitando il più possibile utensili e contenitori riutilizzabili se non igienizzati (saliere, oliere, ecc.).
  • Non solo. Per i menù, saranno da preferire metodi alternativi quali la consultazione online sul proprio cellulare o predisporre menu in stampa plastificata, e quindi disinfettabili dopo l’uso, oppure cartacei a perdere. Da ultimo, la postazione alla cassa potrà (e non dovrà come indicato dalla Procura di Genova che ha assimilato le barriere parafiato ai DPI) essere dotata di barriere fisiche (es. schermi), in alternativa il personale deve indossare la mascherina e avere a disposizione gel igienizzante per le mani. In ogni caso, bisognerà favorire modalità di pagamento elettronico, possibilmente al tavolo. A tale riguardo, va sottolineato che resta, comunque, il problema dell’emissione, a richiesta, della fattura di cortesia in aggiunta alla fatturazione elettronica obbligatoria. Queste, in sostanza, le disposizioni contenute nel DPCM. Dopodiché, possiamo di seguito ripercorrere l’iter che ha portato a questa normativa.

 

IL DOCUMENTO INAIL/ISS. Resta appunto evidente che il lavoro di concertazione svolto in questi ultimi giorni, ha portato alla condivisione di alcune modifiche all’iniziale proposta di cui al documento INAIL/ISS, che aveva provveduto, dopo una fervente aspettativa, alla diffusione delle linee guida di riferimento. Nell'intento di prevedere misure idonee a modificare la disposizione dei tavoli e dei posti a sedere, il documento tecnico aveva infatti inizialmente stabilito una misura del distanziamento fra i tavoli non inferiore a 2 metri nonché uno spazio non inferiore a 4 metri quadrati per ciascun cliente, con lo scopo di assicurare altresì una distanza adeguata fra gli stessi, sia in piedi che con le sedute, definendo inoltre un limite massimo di capienza, con possibilità di adottare anche altre misure organizzative, come le barriere divisorie.

Tale distanziamento è stato il principale oggetto di diatriba, mentre sostanzialmente invariati sono rimasti, nel DPCM, gli altri aspetti di riferimento contenuti nelle suddette linee guida (prenotazione preferibilmente obbligatoria, massima attenzione per quanto riguarda stoviglie e posaterie, necessità di igienizzazione di tutte le superfici – evitando utensili e contenitori riutilizzabili se non igienizzati – , niente più servizio a buffet o similari, necessità di optare per menù scritti su lavagne o consultabili via app e siti, preferenza per pagamenti contactless e possibilmente al tavolo, possibilità di usare, eventualmente, barriere separatorie nella zona cassa, messa a disposizione di prodotti igienizzanti per clienti e personale anche in più punti in sala, obbligo per tutto il personale, durante ogni attività, di indossare mascherina chirurgica e guanti in nitrile, dove possibile).

 

LE REAZIONI INIZIALI DI FIPE E CONFCOMMERCIO. Le reazioni alle iniziali disposizioni INAIL/ISS non erano, infatti, certamente mancate.
La FIPE, Federazione Italiana Pubblici Esercizi, al 25 aprile aveva già elaborato un documento di “Protocollo per la prevenzione del covid-19 nelle attività di ristorazione” che prevedeva misure simili: incentivando in ogni caso takeaway e delivery laddove possibile, si raccomandava l’ uso di mascherine obbligatorie per tutto il personale di sala e cucina, la previsione delle barriere di plexiglass, la necessità di optare per i pagamenti digitali, più che in contanti, caldeggiando altresì una corretta, precisa e meticolosa pulizia e sanificazione dei locali, insieme all’ assoluta necessità di una frequente igienizzazione personale (lavaggio mani o utilizzo di gel e dispenser).

Non disciplinate nel dettaglio, invece, erano le disposizioni circa le modalità di accesso ai locali, determinando comunque una, seppur generica, possibilità di prevedere eventuali accessi differenziati per i clienti in entrata e in uscita. Assente poi l’indicazione del limite di capienza massima in base alla metratura e meno stringenti le previsioni per quanto riguarda il distanziamento dei tavoli – con l’indicazione di un metro di distanza, che già gettava, evidentemente, un occhio in più al lato economico.

Il perché di tale previsione è presto detto: secondo uno studio condotto dalla Federazione (calcolato in base alle dimensioni dei locali in Italia: in media, 90 metri quadrati e 62 posti a sedere) e in base alle relative simulazioni effettuate, con le misure di distanziamento di 4 metri quadri previste dall' INAIL, i ristoranti italiani avrebbero perso ben il 60% del totale dei posti a sedere. Misure viste, in una nota del Vicepresidente Aldo Cursano e del presidente Enrico Stoppiani, con netto dissenso: in sostanza, un reale ostacolo alla ripresa delle attività lavorativa.
Pertanto, una più piccola distanza tra i tavoli, con una riduzione della perdita dei coperti che si sarebbe abbassata, in tal modo, al 30%, sarebbe stata infatti, per la Federazione, l’unico modo a permettere agli imprenditori del settore di continuare a lavorare, eventualmente occupando lo spazio al di fuori dei locali, per poter recuperare una parte dei posti a sedere persi.

Preoccupazione al riguardo era stata manifestata anche da Fiepet Confesercenti, che nella figura del presidente Giancarlo Banchieri, aveva dichiarato quanto le linee guida per bar e ristoranti fossero alquanto rigide e sostanzialmente inapplicabili, vedendo a rischio la quasi totalità delle imprese del settore, e sottolineando comunque come le disposizioni fossero inoltre confuse e fuorvianti, circa, ad esempio, la modalità di calcolo della distanza minima per le persone sedute allo stesso tavolo, oppure relativamente alla modalità di determinazione se le regole di distanziamento avessero valenza all’esterno del locale, o, ancora, ci si domandava chi potesse indicare con ragionevole autorità di quali dispositivi e barriere protettive fosse possibile dotarsi.

Tra l' altro, questi timori erano stati altresì generalmente condivisi dalla gran parte dei rappresentanti regionali e provinciali delle due Associazioni, che avevano visto seriamente in pericolo la sopravvivenza delle loro attività, a causa di un giro di vite eccessivamente stringente, chiedendo a gran voce una revisione e un’ attenta analisi degli scenari possibili in tema di riapertura bar e ristoranti, con un invito alle istituzioni a intervenire in tempi rapidi, anche prevedendo forme di sostegno economico (come accennate nella conferenza di presentazione del Dl Rilancio), al fine di conciliare al meglio esigenze di pubblica sicurezza e sostenibilità economica ed imprenditoriale.

 

LE LINEE DI INDIRIZZO DI REGIONI E COMUNI. Suddetto invito ha fortunatamente trovato riscontro. Dopo una lunga trattativa, Regioni e Comuni hanno raggiunto, nella giornata del 15 maggio, un'intesa, attraverso un documento contenente le “Linee di indirizzo per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative” concernente le regole relative alla riapertura di bar e ristoranti (ma riguardante anche altre attività – come i luoghi di balneazione, le strutture ricettive, i servizi alla persona, il commercio al dettaglio, i mercati e fiere, gli uffici aperti al pubblico, le piscine, le palestre, la manutenzione del verde, i musei e biblioteche).

Una collaborazione istituzionale importante, anche secondo quanto ha affermato Stefano Bonaccini, Presidente della Conferenza delle Regioni, nonché Governatore della Regione Emilia Romagna.
Da sottolineare che l'Emilia Romagna, d’ altronde, è stata fra le prime Regioni ad aver provveduto all’ elaborazione di un “Protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 in relazione allo svolgimento in sicurezza DEGLI ESERCIZI DI SOMMINISTRAZIONE ALIMENTI E BEVANDE E ATTIVITA’ DA ASPORTO E CONSUMO SUL POSTO”, ribadendo, in buona sostanza, tutti i fondamenti disciplinanti ribaditi finora ed ampliandone i dettami, fornendo inoltre alcune utili indicazioni tecniche per le attività di pulizia, disinfezione e sanificazione all’ interno delle attività di produzione, commercializzazione e somministrazione di alimenti, con la finalità di disciplinare, in modo quanto più rigoroso possibile, l’organizzazione di spazi, personale, lavoro e clientela.

Il dialogo raggiunto tra Stato e Regioni si è rivelato pertanto fondamentale per giungere a disposizioni normative rispondenti il più possibile alle esigenze dei diversi territori: l’accordo applica, essenzialmente, linee guida omogenee per una riapertura sicura delle attività economiche.

Tali disposizioni di indirizzo hanno previsto le stesse misure precauzionali e preventive del documento INAIL, ma con importanti modifiche e precisazioni ulteriori (compreso il metro di distanza), tutte riprese, come già sottolineato all' inizio, all' interno del successivo DPCM (necessità di rilevare la temperatura ai clienti, impedendo l'accesso al locale, qualora si presentasse febbre sopra i 37,5 gradi; preferenza verso l'accesso tramite prenotazione, con dovere di conservare l’elenco dei soggetti che hanno prenotato, per un periodo di 14 giorni; distanza fra i clienti stabilita in un metro di distanza; distanza tra i tavoli con un metro di separazione, tale per cui le sedute debbano essere disposte in modo tale da poter garantire la distanza interpersonale minima; consumazione al banco consentita solo garantendo la distanza interpersonale di almeno un metro tra i clienti; numero di fruitori dei servizi all’ interno del locale che non deve essere superiore al numero di posti a sedere). Dunque, tramite l’intesa raggiunta con Regioni e Comuni, il Governo ha recepito tali nuove istanze, approvando prima, in data 16 maggio, il decreto legge Rilancio, che ha rappresentato sicuramente uno spiraglio importante nella questione, e poi, il giorno seguente il DPCM 17 maggio.

 

IL DECRETO LEGGE RILANCIO. Nel “DECRETO-LEGGE 16 maggio 2020 , n. 33.Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19.”, si è finalmente giunti a stabilire in via definitiva che le attività economiche e produttive saranno consentite a condizione che rispettino i contenuti di protocolli o linee guida adottati dalle Regioni o dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nel rispetto dei principi contenuti nelle disposizioni nazionali (con riferimento ai protocolli allegati al D.P.C.M. 26 aprile 2020 oltre che alle linee guida emanate dall’ Inail già disponibili), che rimangono peraltro utile riferimento in assenza di normative locali e territoriali.

Nel decreto legge viene precisato, inoltre, che per garantire lo svolgimento in condizioni di sicurezza delle attività economiche, produttive e sociali, le Regioni monitorano, quotidianamente, l’andamento della situazione epidemiologica nei propri territori nonché le condizioni di adeguatezza del sistema sanitario regionale, i cui dati devono essere comunicati giornalmente al Ministero della salute, all’Istituto superiore di sanità e al comitato tecnico-scientifico, laddove il Governo può, a discrezione, prevedere nuove misure.
Nel decreto sono inoltre contenute le previsioni di alcune misure di aiuti da parte del Governo: dal blocco della tassa di occupazione del suolo pubblico fino al 31 ottobre 2020, al credito d’imposta per la sanificazione, per i lavori di adeguamento e sui canoni di locazione, arrivando infine agli aiuti a fondo perduto da parte dell’INAIL.

Ad oggi la gran parte delle Regioni italiane ha deliberato in merito, tramite le rispettive Ordinanze, relative alla riapertura delle attività commerciali. Da notare il Piemonte che ha posticipato l’apertura di bar e ristoranti al 23 maggio e la Campania che ne ha previsto il riavvio in data 21 maggio.

 

LE REAZIONI DI FIPE E CONFESERCENTI AL DPCM 17 MAGGIO. Finalmente, dunque, sono state dettate, dal Governo, disposizioni definitive e precise, frutto di un’importante intesa con Regioni e organismi territoriali. Fipe e Confesercenti si dichiarano entrambi soddisfatti di tale sopraggiunto accordo, tuttavia non senza continuare a manifestare preoccupazione circa i futuri scenari possibili.

Secondo un’indagine dell’Ufficio studi Fipe condotta nei giorni scorsi, infatti, i titolari dei locali, erano pronti a riaprire in data 18 maggio, in una proporzione di 7 esercenti su 10, avendo già provveduto, nella quasi totalità, a garantire le condizioni di sicurezza all' interno degli ambienti (mascherine per il personale, riorganizzazione del lavoro, sanificazione delle aree, ma poco accordo sulle barriere divisorie in plexiglass). Da rilevare poi che il campione di imprenditori preso a studio, ha sottolineato che il crollo dei fatturati può essere stimato ad un buon 50%, rispetto a un pieno regime; condizione questa che porterà inevitabilmente a un impiego di personale ridotto al 40%.

Questi timori sono condivisi anche da Confesercenti. Secondo un sondaggio a campione condotto qualche giorno fa da SWG per conto dell’Associazione, solo 6 imprese su 10 tra bar e ristoranti, erano intenzionate a riaprire lunedì 18 maggio. A gravare su questa scelta, molte paure e preoccupazioni: il timore di lavorare in condizioni potenzialmente ancora antieconomiche, la questione della sicurezza dei locali (incluso la necessità di adeguamento ad una normativa vista, forse, ancora farraginosa - adeguamento che, tra l’ altro, viene reputato eccessivamente costoso -, oppure, ancora, l’ esigenza di una riorganizzazione del lavoro), la paura del virus, che purtroppo continua ad essere presente e non da ultimo, il timore di non riuscire a superare la fase acuta delle difficoltà.

Non solo. Confesercenti ha analizzato anche il post riapertura, definendolo, in una recentissima nota, senza particolare slancio, relativamente lento e con qualche difficoltà in più soprattutto nelle località turistiche e nei centri storici delle grandi città. Il “primo giorno” di bar e ristoranti non ha, dunque, registrato risultati brillanti, con introiti che sono rimasti, in via generale, ben al di sotto della “normalità”.

A pesare su tale situazione, è certamente un movimento della clientela ancora molto ristretto e un interesse ancora modesto per quanto riguarda il settore bar, su cui, come già ampiamente sottolineato, incidono le nuove regole di distanziamento ma anche la mancata ripresa del lavoro negli uffici, mentre, al contempo, molti ristoranti, soprattutto quelli specializzati nel pranzo per i dipendenti, hanno addirittura scelto di rimandare l’apertura.

 

Insomma, le apprensioni in merito sono molte e non si dovrà far altro che attendere nuovi sviluppi in tale settore, per fare maggior chiarezza in merito. Per le imprese, in generale, infatti, riaprire significa alzare inevitabilmente i costi (sanificazione, adeguamento dei locali e riorganizzazione degli orari di lavoro), il tutto non bilanciato a dovere dai consumi, che prevedibilmente rallenteranno. Se le imprese si troveranno a lavorare in perdita, probabilmente non vorranno continuare: l’auspicio è, dunque, quello per cui, durante le fasi successive, la spesa delle famiglie segni un recupero, nonché vengano forniti, da parte delle istituzioni, adeguati sostegni necessari, durante tutta la fase di ripartenza.

 

Riferimenti

https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/pubblicazioni/catalogo-generale/pubbl-doc-tecnico-ipotesi-rimod-misure-cont-ristorazione-covid-2

https://www.fipe.it/comunicazione/note-per-la-stampa/item/7093-coronavirus-il-protocollo-di-sicurezza-fipe-per-la-ripartenza

https://www.fipe.it/centro-studi/https://www.fipe.it/igiene-e-sicurezza/news-igiene-e-sicurezza/item/7136- consiglio-dei-ministri-ha-approvato-il-cosiddetto-decretorilancio

https://www.fipe.it/comunicazione/note-per-la-stampa/item/7133-fase-2-fipe-con-una-persona-ogni-4-metri-quadri-perderemo-il-60-dei-posti-nei-ristoranti

http://www.fiepet.it/fase-2-fiepet-confesercenti-linee-guida-per-bar-e-ristoranti-inapplicabili-e-confuse-cosi-non-riapriamo

http://www.governo.it/it/articolo/decreto-rilancio-conferenza-stampa-palazzo-chigi/14600http://www.regioni.it/cms/file/Image/Emergenza%20COVID-19%20Fase%202%20- %20TESTO%20FINALE%20CONDIVISO.pdf

http://www.regione.emilia-romagna.it/coronavirus/protocolli-di-sicurezza/protocollo-regionale-ristorazione.pdf/view

https://www.confesercenti.it/blog/sondaggio-confesercenti-swg-solo-6-attivita-su- 10-intenzionate-a-riaprire-lunedi/

https://www.fipe.it/comunicazione/note-per-la-stampa/item/7143-fase-2-sette-locali-su-10-sono-pronti-a-riaprire-ma-377mila-dipendenti-resteranno-a-casa

DECRETO-LEGGE 16 maggio 2020, n. 33 . Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19.D.P.C.M. 17 maggio 2020 “Misure urgenti di contenimento del contagio sull'intero territorio nazionale”

https://www.confesercenti.it/blog/confesercenti-avvio-lento-per-negozi-e-pubblici-esercizi-meglio-parrucchieri-male-zone-turistiche/

https://www.confesercenti.it/blog/riapertura-attivita-ecco-le-ordinanze-regionali/

ANSA.it varie Regioni esempio:
Lazio 400 locali Roma, 'il 18 non riapriremo'
Sardegna Perdite sino a 116mila euro per bar e ristoranti

 

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